LETTURE SOTTO L'OMBRELLONE...
Crouch, Postdemocrazia, Editori Laterza, pp. 138
"In questi primi anni del XXI secolo la democrazia sta vivendo una fase contrassegnata da paradossi notevoli. Da una parte si potrebbe dire che abbia raggiunto un punto culminante [...]. [...]Contemporaneamente, tuttavia, nelle democrazie consolidate dell'Europa occidentale, del Giappone, degli Stati Uniti d'America e in altre regioni del mondo industrializzato in cui la democrazia è generalmente considerata come acquisita, [...] la situazione è meno ottimistica. [...] l'errore fondamentale è ritenere che, poichè la maggior parte delle persone ha perso interesse per la politica, in qualche modo il potere politico tenda a svanire e nessuno lo voglia o ne faccia uso. [...] per influsso degli Stati Uniti, la democrazia è sempre più spesso definita come democrazia liberale: una forma storica contingente, non un concetto normativo stabilito una volta per tutte [...]. La democrazia liberale inisite sulla partecipazione elettorale come attività politica prevalente per la massa, lascia un largo margine di libertà alle attività delle lobby, con possibilità assai più ampie di coinvolgimento soprattutto a quelle economice, e incoraggia una forma di governo che evita interferenze con l'economia capitalista. Si tratta di un modello elitario scarsamente interessato al coinvolgimento di larghi strati cittadini o al ruolo delle organizzazioni al di fuori dell'ambito economico.
La democrazia prospera quando aumentano per le masse le opportunità di partecipare attivamente, non solo attraverso il voto ma con la discussione e attraverso organizzazioni autonome, alla definizione delle priorità della vita pubblica; quando le masse usufruiscono attivamente di queste opportunità; e quando le élite non sono in grado di controllare e sminuire la maniera in cui si discute di queste cose. è ambizioso pensare che un gran numero di persone partecipi con vivo interesse al dibattito politico vero e proprio e concorra a stabilire i programmi politici, anziché rispondere passivamente ai sondaggi elettorali, e che si impegni consapevolmente nel seguire gli avvenimenti e le questioni politiche. QUESTA NOZIONE DI DEMOCRAZIA è ben più esigente rispetto a quella di democrazia liberale.
L'accontentarsi delle richieste minimali della democrazia liberale produce un certo compiacimento rispetto all'affermarsi di ciò che io chiamo <postdemocrazia>. In base a questo modello, anche se le elezioni continuano a svolgersi e condizionare i governi, il dibattito elettorale è uno spettacolo saldamento controllato, condotto da gruppi rivali di professionisti esperti nelle tecnice di persuasione e si esecita su un numero ristretto di questioni selezionate da questi gruppi. La massa dei cittadini svolge un ruolo passivo, acquiescente, persino apatico, limitandosi a reagire ai segnali che riceve. A parte lo spettacolo della lotta elettorale, la politica viene decisa in privato dall'interazione tra i governi eletti e le élite che rappresentano quasi esclusivamente interessi economici.
[...] Le mie tesi fondamentali sono queste: mentre le forme della democrazia rimangono pienamente in vigore [...], la politica e i governi cedono progressivamente terreno cadendo in mano alle élite privilegiate, come accadeva tipicamente prima dell'avvento della fase democratica; una conseguenza importante di questo processo è la perdita di attrattiva, sempre pià accentuata, da parte di argomenti a favore dell'egualitarismo.
[...] la corruzione è un indicatore evidente della scarsa salute della democrazia, poiché segnala una classe politica cinica, amorale e avulsa dal controllo e dal rapporto con il pubblico. [...]".
BUONA LETTURA